marzo 31, 2007

Ipocrisia del linguaggio politicamente corretto



Con questo post inauguro una piccola rubrica: "digitus impudicus". Vi troverete tutto quello che di volta in volta merita il mio più sentito e convinto dito medio sollevato.

E' da qualche anno che sui giornali, in televisione e nei discorsi dei cosiddetti radical-chic assistiamo all'uso di termini che grondano ipocrisia in modo rivoltante: diversamente abile, operatore ecologico, non vedente etc.
Una persona così sfortunata da vivere con un handicap, si sente per caso meglio se lo chiamiamo "diversamente abile"? Portiamo loro più rispetto per caso? Un mio conoscente in queste condizioni, si sente addirittura offeso quando sente usare questi termini.
Che significato ha chiamare un cieco "non vedente"? E' più dignitoso chiamare uno spazzino, "operatore ecologico"?
Levo con forza il mio digitus impudicus a questa ipocrisia dilagante del politicamente corretto!

marzo 30, 2007

Siamo tutti Leonard Zelig?


Qualche anno fa, Woody Allen scrisse e diresse il film Zelig, l'avete visto? E' la storia di un attore fallito di New York, di origine ebrea e con una cronica carenza di affetto nonchè sofferente delle molte classiche fobie e debolezze dei personaggi tipici della produzione del regista. La particolarità, geniale, del protagonista Leonard Zelig, è quella di assumere le peculiarità e la fisicità di tutti coloro con i quali viene in contatto; una specie di camaleonte che però agisce inconciamente. Film molto gustoso che qualora non abbiate già visto, vi consiglio.

L'ho rivisto recentemente e mi sono chiesto: cosa spinge la maggior parte delle persone a conformarsi con chi sta loro intorno? Il fenomeno è molto ben studiato nei soggetti di giovane età, sopratutto durante la pubertà; la necessità di fare parte del "branco", di sentirsi accettato e di mitigare le insicurezze stemperandole insieme ai propri simili. Ma gli adulti?

E' immaturità? E' paura del giudizio di chi ci conosce? Se questa è la risposta, vuole dire che siamo tutti immaturi ed insicuri. Quante sono ad esempio le persone che si vestono solamente come piace a loro e non per piacere agli altri? Ovviamente capisco che ci sono anche esigenze come il rispettare le usanze ed una certa formalità; non pretendo che un avvocato vada in tribunale con i bermuda ed una maglietta...

E' evidente quindi che l'ambiente che ci circonda ci influenza nel profondo, anche e sopratutto dal punto di vista psicologico. Per rimanere nell'esempio del vestiario, se per andare al lavoro sono "costretto" ad indossare giacca e cravatta, ma così vestito non mi sento a mio agio e preferirei mettere jans e maglietta, piaccia o no agirò in qualche modo in maniera non istintiva; il solo fatto di dovere recitare una parte che non è mia nel modo di muovermi e di rapportarmi con gli altri, onfluenzerà anche il mio modo di ragionare ed affrontare gli eventi e le persone che mi circondano.
Cosa ne pensate?

marzo 13, 2007

Perchè ho scelto L'Urlo...

E' un dipinto che mi ha sempre colpito molto. Angosciante, disperato,terribile, un grido che vorrebbe essere liberatorio, ma non ci riesce. Un'immagine che mi induce a guardare dentro di me, ma non in modo pessimistico; che mi aiuta ad esorcizzare ciò che ci fa paura.